Algeciras reclama protezione per la Vigilanza Doganale: il blocco del 2024

Protesta a Algeciras per riconoscere la Vigilanza Doganale come professione a rischio nel 2024 — Immagine generata da IA
I lavoratori dell'AEAT protestano ad Algeciras affinché la Vigilanza Doganale sia riconosciuta come professione a rischio e chiedono più risorse e personale.

La protesta reclama che il Servizio di Vigilanza Doganale sia riconosciuto come professione a rischio. I lavoratori dell’Agenzia Statale dell’Amministrazione Tributaria si sono radunati davanti alla sede della Dogana di Algeciras per chiedere maggiore protezione istituzionale, mezzi materiali e rinforzi di personale. Il sindacato Csif inquadra la mobilitazione in un conflitto lavorativo che non ha registrato progressi dall’accordo firmato nel 2024.

Algeciras diventa il centro della protesta

Perché è stata scelta la Dogana di Algeciras?

La scelta di Algeciras ha una evidente lettura locale: la protesta si svolge in un punto che Csif considera “paradigmatico” nella lotta contro il narcotraffico. Il sindacato sostiene inoltre che si tratta di una zona in cui si soffre una maggiore carenza di risorse. Per i lavoratori e per chi conosce l’attività della comarca, non si tratta di una rivendicazione posta lontano dal luogo in cui si svolgono queste operazioni.

La concentrazione si è tenuta questo mercoledì davanti alla sede della Dogana di Algeciras, in Cadice, con la partecipazione di lavoratori dell’AEAT. L’obiettivo principale è stato reclamare che il lavoro del personale del Servizio di Vigilanza Doganale sia considerato professione a rischio, una qualificazione che Csif collega direttamente alla protezione ricevuta da chi svolge tali funzioni.

La scelta del luogo mette anche il dibattito in uno scenario concreto: il Campo di Gibilterra. La protesta non parla di un lavoro astratto né di un ufficio qualunque. Parla di un organico che, secondo il sindacato, partecipa ad azioni contro il narcotraffico in un contesto particolarmente complesso e con risorse che ritiene scarse.

Una rivendicazione legata alla sicurezza quotidiana

Fran García, responsabile del SVA di Csif Nazionale, ha difeso che rafforzare la protezione istituzionale del collettivo è “prioritario”. Nelle sue dichiarazioni ha accusato l’Agenzia Tributaria di “maltrattare sistematicamente” questi lavoratori mantenendo bloccato da anni il riconoscimento del loro lavoro come professione a rischio.

La descrizione sindacale include inseguimenti per terra, mare e aria contro organizzazioni di narcotraffico. García ha affermato che il narcotraffico è “sempre più aggressivo e con più risorse”, mentre i lavoratori agiscono, secondo le sue parole, “come qualsiasi altra forza di sicurezza”. Il paragone riassume il nucleo della protesta: svolgono incarichi considerati ad alto pericolo, ma reclamano un riconoscimento specifico coerente con tale esposizione.

Csif ha anche segnalato che alcuni lavoratori arrivano a essere attaccati durante lo svolgimento delle loro funzioni e che “mettono a rischio la vita ogni giorno”. Sono affermazioni del sindacato, non una valutazione generica dell’attività. Proprio per questo la richiesta si indirizza a tre aree concrete: garanzie giuridiche, garanzie operative e sicurezza.

La discussione, detto senza giri di parole, non si limita a un’etichetta lavorativa. Per il sindacato, che il Servizio di Vigilanza Doganale sia considerato professione a rischio deve tradursi in una maggiore protezione per chi interviene in operazioni pericolose e in una risposta istituzionale alle condizioni in cui lavorano.

Cosa chiede Csif all’Agenzia Tributaria

Cosa significa la richiesta di professione a rischio?

La richiesta vuole che l’Agenzia Tributaria riconosca in modo particolare il lavoro del personale del Servizio di Vigilanza Doganale per il livello di pericolo che, secondo Csif, affronta durante le sue operazioni. Il sindacato esige che questo riconoscimento sia accompagnato da maggiori garanzie giuridiche, operative e di sicurezza, oltre a risorse sufficienti.

La richiesta viene presentata insieme all’esigenza di incremento di mezzi materiali e umani. Csif ritiene che siano necessari più risorse per garantire l’integrità fisica dei lavoratori che partecipano a inseguimenti e operazioni collegati alla lotta contro il narcotraffico.

L’approccio risulta rilevante per Algeciras perché la carenza di effettivi non è considerata un problema isolato di organizzazione interna. Il sindacato la lega alla capacità di risposta dell’Agenzia Tributaria e al sovraccarico che subiscono i suoi professionisti. In una zona scelta proprio per il suo ruolo nella lotta al narcotraffico, la richiesta assume un senso particolarmente diretto.

Una protesta che include carriera professionale e lavoro a distanza

La considerazione di professione a rischio è una delle questioni incluse nel conflitto collettivo aperto presso l’Agenzia Tributaria. Il calendario delle mobilitazioni di Csif include anche lo sblocco della carriera professionale e lo sviluppo del lavoro a distanza, questioni che il sindacato colloca nella negoziazione lavorativa ancora pendente.

Secondo quanto ricordato da Csif, nel 2024 è stato firmato un accordo con il quale l’Agenzia Tributaria si impegnava a rivedere questi aspetti. Da allora, sostiene l’organizzazione sindacale, “non si sono verificati progressi”. Questo è il punto che spiega la continuità delle proteste: non si tratta di una richiesta nuova, bensì di una rivendicazione sui impegni che, secondo la versione del sindacato, continuano a non realizzarsi.

Il conflitto collettivo è stato avviato da Csif lo scorso aprile. Successivamente sono arrivate nuove mobilitazioni in diversi punti del paese, compresa la convocazione di uno sciopero di 24 ore in tutti i centri di lavoro dipendenti dall’Agenzia Tributaria. La protesta di Algeciras fa parte, quindi, di una campagna più ampia, anche se il sindacato ha scelto questa città per la relazione diretta tra il lavoro del Servizio di Vigilanza Doganale e la lotta contro il narcotraffico.

L’impostazione ha due livelli. Da un lato, c’è la richiesta specifica per il SVA. Dall’altro, appaiono rivendicazioni che riguardano l’intero organico dell’AEAT: carriera professionale, lavoro a distanza e rinforzo del personale. La mobilitazione mette così insieme sicurezza operativa e condizioni lavorative nello stesso tavolo di trattativa.

Il problema delle risorse e il prossimo passo del conflitto

Quali rinforzi reclama il sindacato?

Csif chiede un rinforzo urgente dell’organico dell’Agenzia Tributaria per coprire la carenza di effettivi, ridurre il sovraccarico di lavoro e garantire condizioni lavorative adeguate. La richiesta non indica una cifra concreta di nuove assunzioni, ma definisce l’obiettivo: disporre di più personale e mezzi per rispondere ai compiti assegnati.

Il sindacato collega questa carenza di effettivi alla protezione dei lavoratori. Se l’attività si svolge, secondo la sua versione, in inseguimenti per terra, mare e aria e fronte a un narcotraffico con più risorse, la richiesta non si limita a migliorare il comfort del posto. Csif sostiene che l’organico ha bisogno di supporto materiale e umano per svolgere le proprie funzioni con maggiori garanzie.

Per il lettore di Algeciras, questa parte della protesta ha una conseguenza chiara: il dibattito si sviluppa intorno a servizi che operano in un territorio concreto e sotto una pressione che il sindacato definisce particolarmente complessa. Non è stata comunicata una soluzione immediata né un calendario di applicazione delle misure richieste. La concentrazione serve, per ora, a mantenere la richiesta in primo piano.

Cosa può succedere dopo la concentrazione?

La protesta si inserisce nel calendario di mobilitazioni che Csif ha avviato lo scorso maggio. Prima di questa concentrazione, il sindacato aveva già presentato un conflitto collettivo contro l’AEAT e aveva convocato azioni a livello nazionale, compreso uno sciopero di 24 ore nei centri dipendenti dall’Agenzia.

Il passo successivo dipenderà dalla trattativa sugli aspetti che Csif considera bloccati: il riconoscimento speciale del personale di Vigilanza Doganale, la carriera professionale e la regolamentazione del lavoro a distanza. La fonte non riporta una risposta della direzione dell’AEAT alle accuse del sindacato né annuncia un accordo successivo alla protesta.

Questo silenzio segna lo stato attuale del conflitto. C’è una richiesta concreta, un accordo del 2024 che Csif considera non rispettato nei suoi sviluppi e una successione di mobilitazioni che prosegue. Ad Algeciras, inoltre, il messaggio viene lanciato dal luogo che il sindacato identifica come particolarmente rappresentativo della lotta contro il narcotraffico.

Ora resta da vedere se la protesta aprirà a una vera negoziazione o aggiungerà un’altra data a un calendario che accumula già mesi di mobilitazioni. La questione centrale rimarrà la stessa: se il lavoro del Servizio di Vigilanza Doganale venga riconosciuto come professione a rischio e se questo riconoscimento sia accompagnato da personale, mezzi e garanzie sufficienti. Ecco il nocciolo del conflitto.

La concentrazione di Algeciras pone l’attenzione sulla sicurezza del Servizio di Vigilanza Doganale, sulla carenza di effettivi e sul blocco di diverse rivendicazioni lavorative. Csif chiede che il SVA sia considerato professione a rischio, più mezzi materiali e umani e progressi nella carriera professionale e nel lavoro a distanza. Finché non ci sarà una risposta negoziata, il conflitto resterà aperto e le mobilitazioni continueranno a essere lo strumento del sindacato.

Domande frequenti

Perché protestano i lavoratori dell’AEAT a Algeciras?
Protestano per chiedere che il lavoro del personale del Servizio di Vigilanza Doganale sia riconosciuto come professione a rischio. Chiedono inoltre più mezzi, rinforzi di personale e garanzie giuridiche, operative e di sicurezza.
Quale sindacato ha convocato la protesta?
La mobilitazione è stata convocata da Csif davanti alla sede della Dogana di Algeciras. Fa parte di un calendario di proteste iniziato dal sindacato lo scorso maggio.
Quali altre questioni lavorative chiede Csif?
Csif chiede progressi nello sblocco della carriera professionale, nella regolamentazione del lavoro a distanza e nel riconoscimento speciale del personale di Vigilanza Doganale. Il sindacato afferma che non si sono registrati progressi dall’accordo firmato nel 2024.
Quando ha presentato Csif il conflitto collettivo contro l’AEAT?
Il sindacato ha avviato il conflitto collettivo contro l’Agenzia Tributaria lo scorso aprile. Successivamente ha organizzato nuove mobilitazioni a livello nazionale, incluso uno sciopero di 24 ore nei centri dipendenti dall’AEAT.