Dopo Emanuele Filiberto, anche Daniele Pini cede alle sigarette elettroniche. E apre il 1° shop a Marbella

Qualcuno di voi probabilmente avrà visto uno spot di dubbio gusto in cui il principe di Savoia cede al vizio della sigaretta elettronica. Molti di voi invece sicuramente hanno visto moltiplicarsi negli ultimi mesi i negozi di sigarette elettroniche in Italia.

Daniele Pini è un piccolo imprenditore di Sondrio, veterano della Costa del Sol, proviene dal settore tessile, che lo porta a viaggiare per tutta la Spagna. Dapprima si ferma a Barcellona, poi, attratto dal clima, scende verso Marbella, dove decide di stabilirsi nel 1995. Apre un negozio di abbigliamento ad Estepona e si gode gli anni del boom, convinto che il cambio di vita dalla Valtellina alla Costa del Sol è stato azzeccato.

Alle prime avvisaglie di crisi, Daniele capisce che conviene portare a casa il grano prima della tempesta e chiude il negozio di Estepona. Torna in Italia per 2 anni, nei quali lavora come area manager per una multinazionale, ma la sua natura è quella dell’imprenditore e il suo istinto lo porta a cercare nuove sfide.

Colto dal boom delle sigarette elettroniche e col cuore che ancora batte per la Costa del Sol, valuta il mercato e scommette sull’apertura del 1° negozio di “e-cig” a Marbella. Sabato scorso ha inaugurato “Vapor Smoke” in calle Nuestra Señora de Gracia n. 3 e noi ne abbiamo approfittato per fargli alcune domande.

Nata come aiuto per i fumatori che vogliono smettere o ridurre i loro consumi, la sigaretta elettronica in sé non contiene tabacco ed è alimentata da una batteria ricaricabile. Chi la fuma inala un vapore formato da acqua, glicole propilenico, glicerolo, aromi  alimentari. La nicotina può esserci, in diverse dosi, o può non esserci per niente. L’inalazione del vapore – che è disponibile in vari sapori – provoca una sensazione simile a quella che si prova inalando il fumo delle sigarette vere. Nella sigaretta elettronica quindi non c’è combustione e, teoricamente, nemmeno il rischio cancerogeno, per la mancanza appunto dei residui di questo processo, come catrame e idrocarburi policiclici aromatici. Il fumo della sigaretta elettronica non puzza.

Il prezzo varia naturalmente in base al modello e del produttore: negli Stati Uniti si possono spendere dai 60 ai 150 dollari, mentre in Italia la spesa media può variare dai 20 ai 100 euro, per quanto riguarda le sigarette elettroniche che si trovano in farmacia e nei rivenditori specializzati.  La maggior parte delle aziende le importano dalla Cina.

In Italia il commercio delle sigarette elettroniche è cresciuto soprattutto nell’ultimo anno, con lo sviluppo di una serie di negozi. La formula principale della distribuzione è quella del franchising: si comprano le sigarette in Cina, a basso prezzo, e le si rivendono a prezzi aumentati in Italia. E i numeri degli altri paesi gli danno ragione: in Germania gli “svapatori” sono già 2 milioni, in Grecia, nonostante la crisi 400.000 e negli Usa si stima che a fine 2013 il giro d’affari legato alle e-cig raggiunga 1 miliardo di dollari.

In un articolo del 27 gennaio scorso, La Stampa scrive “Un mercato da circa 200 milioni di euro e che a fine anno dovrebbe più che raddoppiare con un numero di svapatori che passerebbe dagli attuali 400.000 a circa 1 milione. Ma è solo l’inizio. Perché in Italia i fumatori tradizionali di «bionde», incalliti o meno, sono circa 12 milioni. E i produttori delle e-sigarette credono fortemente nella potenzialità del fumo elettronico e nella ridotta nocività delle e-cig rispetto alle sigarette.

E’ pur vero che lo Stato ci perde con minori accise ma vogliamo mettere quanto risparmia in termini di minori cure per danni fumo-correlati? In più incassa con l’Iva e le tasse che pagano i nostri imprenditori, senza contare le ricadute sull’occupazione e sul territorio, dove attività commerciali allo stremo stanno vivendo nuova vita».

In sostanza le e-cig «non servono per smettere di fumare, ma per fumare in maniera diversa. La nicotina usata nei liquidi dei produttori più seri è altamente raffinata e quindi di qualità migliore, perché le componenti nocive del tabacco (nitrosammine) sono rimosse dai processi di purificazione.

E poi, inutile negarlo, “svapare” è una moda. E figuriamoci se questa moda poteva mancare proprio a Marbella???

Daniele è convinto che tempo alcuni mesi avrà una discreta concorrenza, ma si sa, la moda chiama moda, perciò finché dura, benvenga!

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3 COMMENTS

  1. Ringrazio Nadia e Fabrizio per questo spazio che mi hanno dedicato.., e congratulazioni per questa loro pagina che informa sulle attivitá impresariali italiane della zona ed é auspicio di una prossima e piú stretta interrelazione di tutti noi che siamo residenti nella Costa del Sol
    Auguri a tutti
    ciao

      • ciao cara
        scusa se non ho risposto prima…
        dopo questa tua domanda credo che ho fatto una gaffe con il nome del tuo ragazzo..comunque ormai sono abituato a queste cose perché ho giá I capelli grigi….anche se dalla foto un si nota

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